venerdì 31 dicembre 2010

Filastrocca di fine anno

Caro Duemiladieci, che solo sciagure hai saputo portare, ad eccezione di quel pacioccone di Pietrino, che se non ci davi almeno lui eri proprio un infame, ti saluto come solo la mia cara nonna Nerina poteva fare: Vat' sciet'indallumar'!

(trad. vai a gettarti nel mare).



(foto Samuele Paladini)


Felice anno nuovo a tutti i lettori di PiSby, (ma anche a quelli che non lo leggono)!
Nessun proposito per prossimo venturo duemilaundici, che son scaramantica e tengo parecchio in ballo e la gatta frettolosa fece i gattini ciechi (non so cosa c'entri ma lo diceva sempre il mio prof di pittura al liceo).
E poi perchè si sa, al peggio non c'è mai fine.

Abbracci e stelle filanti per tutti.

Paola

mercoledì 29 dicembre 2010

Vacanze di Natale 2010

Natale è passato,
è come se non ci fosse stato,
oh, ma che peccato!
Tiro un sospiro di sollievo e guardo all'anno nuovo.


Come avete passato le feste?
Assomigliate a dei capponi farciti?
Vi è venuta la gotta? Il diabete? Qualche scompenso?
Siete felici?
Ben per voi.
Durante le vacanze mi sono fatta punto d'onore di dedicarmi allo studio matto e disperatissimo, sapete com'è, i 4 esami che mi separano dalla tesi e quindi dalla corona di alloro, sono tutti spaventosamente vicini.
Infatti, ve lo dico prima, salvo qualche sporadica comparsata in società, il 10 gennaio è il fatidico giorno del primo appello, e gente, non ci sono per nessuno.
Detto questo continuo a cazzeggiare come se non ci fosse domani.
Ieri, tipo, ho voluto provare a fare i macarons, per esempio.
Ci pensavo già da un po'. Tutte queste bloggherz a tesserne le lodi, foto incredibili, cose che voi umani non potete neanche immaginare. Anche la Sigrid, giù a parlarne. Addirittura alla Prova del Cuoco li ho visti.
A me però non bastava SOLO mangiarli, io sono un tantinello più ambiziosa, volevo raccogliere questa sfida e superare me stessa in questa chicca culinaria, sperimentando frutti della passione e creme al caramello salato, rosa canina e chi più ne ha, più ne metta: io volevo farne di tutti i colori e poi ritrarli in foto stupende tipo questa.
Ho cominciato a documentarmi e ho scoperto che le maggiori autorità in materia sono un certo pasticcere che si chiama Pierre Hermè e tale Mercotte, che ha scritto addirittura un libro che si chiama Solutions Macarons, per cui, e si torna sempre lì, la Sigrid ha fatto le foto.
E, vuoi che alla Coop ci fossero per caso i passion fruit, guardacaso proprio in confezioni da 6 come nella ricetta, vuoi che era una vergogna non aver provato ancora neanche una ricetta di Regali Golosi, ho pensato che l'annuale cena dello scambio di regali con le mie amiche fosse l'occasione giusta per cimentarmi in questa impresa.
Ecchèssarammai! Mi son detta, qui è tutto un fare macarons! Vuoi che IO non ci riesca..pfff!!
Non so cosa sia andato storto.
Se non ho fatto invecchiare gli albumi per tre giorni (e se facevano la muffa?).
Se non ho setacciato lo zucchero o se la farina di mandorle non era abbastanza fine.
Fatto sta che quei cosi mollicci, gommosi e appiccicosi e soprattutto pieni di crepe e assolutamente giganteschi (sì perchè non sono rimasti sodi e spumosi ma sono implosi spargendosi ovunque e poi, non ci avevo mai pensato, ma io li ho visti sempre e solo in foto, quanto è grande esattamente un macaron?!) erano di quanto di più lontano ci potesse essere dalle foto paradisiache su cui sbavavo da mesi.
L'unica cosa venuta decentemente è stata la ganache da metterci dentro, ma insomma, non ci vuole la laurea in ingegneria al Mit per fare una ganache dignitosa, specialmente se gli ingredienti base sono cioccolato e burro.
Mia sorella ha addirittura avuto il coraggio di dire che erano belli da vedere.
Fortuna che le mie amiche, che forse non hanno mai visto un vero macaron, o forse li hanno scambiati per qualcos'altro, se li sono divorati in un sol boccone, apprezzando comunque i miei sforzi.
Una sorte migliore l'ho avuta con le prove generali della mia nuova, udite, udite, la mia nuova Singer.
Finalmente, dopo saecula saeculorum (eh beh, che sennò i due anni di liceo classico in cui mi hanno trascinata per le orecchie, che cosa li ho patiti a fare?) in cui non ho avuto un cazzo da fare, comincio a preparare la tesi e cosa mi regalano? L'oggetto del desiderio secondo forse solo ad un paio di scarpe di Martin Margiela, quello che mi aprirà le porte della percezione e spero con tutto il cuore che mi chiuda una volta per tutte quelle di Zara e di H&M: una macchina da cucire.
So cucinare, so usare la lavastoviglie, ma non la lavatrice, me la cavo con il computer (nel curriculum in genere scrivo addirittura che so usare anche Linux, così, per fare la figa), leggo, vado al cinema e ho anche appreso la nobile arte della fotografia, riuscendo a sviluppare addirittura ben due rullini bw da sola e a stampare due o tre foto che sono appese in camera mia da quella vita e mezzo in cui non ho più fatto nulla, un tempo mi fabbricavo piccoli monili da sola, che provai anche a vendere con scarso successo, non per i monili in sè, ma per la mancanza di partita IVA, ho disegnato magliette, scatole, fatto plastici, costruito piccoli e grandi marchingegni, faccio l'uncinetto, il patchwork, la pasta di sale e mastico un po' di maglia, eppure, NON HO MAI IMPARATO A CUCIRE.
Ho sempre sofferto, nella mia vita, di questa grave lacuna.
Mia madre poi, mi ha sempre messo i bastoni tra le ruote, poichè una delle sue fissazioni (e ne ha molte, tipo quella delle penne rigate, e anche altre a cui mi riprometto di ribellarmi non appena sarò fuori da questa casa) vedeva la totale inutilità di possedere una mia macchina da cucire, dato che c'era già la sua. Degli anni '60, una signora macchina, per carità, ma a mio avviso troppo complicata, da cui mi sono sempre tenuta alla larga.
Io e la mia Singer siamo fatte per amarci. Saltando da un tutorial a quell'altro sono riuscita per esempio a mettere il filo e un paio di ore dopo addirittura ad andare dritta.
Datemi la mia macchina da cucire, e conquisterò il mondo.
Già mi ci vedo, a disegnare cartamodelli con Autocad.
Che poi, dice, l'ultima frontiera, siano proprio gli architetti che si buttano nella moda.

Tremate.

venerdì 24 dicembre 2010

Gli auguri di Natale



(Ascolto consigliato durante la lettura)


La commissione censura composta da me medesima ha decretato che su questo blog si fa un abuso di parolacce, espresse nella furia del momento e senza le dovute scuse.
Per cui l'impegno solenne per l'anno a venire è quello di provare a risultare egualmente simpatica, ma senza servirmi dell'ausilio di tanta volgarità gratuita.
Che poi par brutto, speciamente se, come me, si fa tanta fatica per apparire brave e carine e ci si mette i vestiti di Comptoir des Cotonniers e poi si apre la bocca, sembrando uno scaricatore di porto ( o una giostraia di Paullo, Sarinski mi ripiega sempre e per sempre) e annullando tutti gli sforzi fatti in precedenza.
Ma, virando verso un tema di interesse comune, non volevo mancare di porgervi i miei più sentiti auguri per le feste che si avvicinano, perchè quelli non si negano proprio a nessuno.
Scrivo questo post perchè non so bene ancora quali saranno le evoluzioni di questi giorni, chiamiamoli festosi dai, indi per cui non garantisco la mia presenza.
Vi confesso che per me son giorni un po' così, un Natale borderline, tanto per capirsi.
Nessun consiglio per gli acquisti, nessun desiderio. Quest'anno passo, mi giustifico, anzi e prof. non mi importa, mi metta due. Ho comprato i regali necessari controvoglia, l'unico film a tema che ho digerito senza problemi è stato quello di Tim Burton.
L'anno scorso ci avevo anche provato a raccontarvi Natale in casa Granieri, ma poi sono stata presa dalla smania del consumismo e dai regali dell'ultimo minuto, un gran classicone di casa mia, e ho lasciato perdere. Il Natale in una casa diggiù, però merita di essere raccontato.
(La cosa buffa è che ho sempre pensato che anche nelle altre case fosse così).
Di regola, fino allo scorso anno, Natale comportava: l'isteria di mia madre (peculiarità che conserva anche attualmente ahimè) data dall'ansia da prestazione di non so cosa, e di conseguenza la casa tirata a lucido, gli struffoli, il cenone del 24 preparato da mio padre, rigorosamente di pesce, i loro battibecchi e la sensazione che una bomba potesse esplodere da un momento all'altro.
Il menu, un evergreen: cocktail di gamberetti, crostini salmone burro e limone, ma anche salumi lucani, sottoli e sottaceti, spaghetti agli scampi o alle vongole (a seconda degli anni) pescione al forno, sogliola con lo spumante, gli struffoli appunto..e che più?
Ah, FONDAMENTALE, foto tutti e quattro insieme, noi figli, tutti con il vestito nuovo, tutti senza piedi o senza testa. Mio padre è riuscito a non trarre mai giovamento nemmeno dall'era delle macchine fotografiche digitali. (Mamma che da piccoli ci pizzicava le guance per farle apparire più rosee).
Foto a tutto, all'albero, ai regali sotto l'albero, ai regali dopo lo scartamento per dare una cronaca fedele del prima e del dopo, alla tavola apparecchiata e, immancabili, al cibo, soprattutto al cibo.
L'altro classicone, le scene con papà: non mangiare troppo che ti fa male, guarda che se ci lasci le penne sono affari tuoi, hai già bevuto un bicchiere di vino, lo sai che anche il vinsanto ti fa male!!!! La sua risata beffarda, a volte ci gratificava di un "Tiè", con tanto di corna. Non ci ha mai pensato al camposanto. E francamente nessuno pensava che potesse succedere davvero.
Che poi chi lo sa se sia stata davvero colpa del vinsanto o del capitone fritto, che solo i miei fidanzati più temerari hanno avuto il coraggio di assaggiare.
Ma poi, salvo rari casi, è sempre andato tutto bene, la cena è sempre stata buona, tutti eravamo contenti dei regali, e fine della storia fino all'anno dopo.
Ma l'evento clou della serata, l'happening a cui nessuno si è mai potuto sottrarre, è sempre stato la nascita del Bambin Gesù, una vera performance da non perdere, perchè a casa mia Gesù Bambino viene messo nel presepe la sera del 24 a mezzanotte precisa (mia madre è una donna molto devota).
La scena più o meno è questa: mamma in processione dalla cucina al salotto, stonando spaventosamente le note di "Tu scendi dalle stelle" e noi da un certo punto in poi sul divano a sbellicarci dalle risate. Ho il vago ricordo di anni in cui abbia addirittura acceso dell'incenso, di quello che accendono in chiesa.
Quest'anno però, il primo senza papà, il più difficile secondo tutti i trattati di psicologia del globo, è un po' un'incognita. Perchè nella nostra tristezza cosmica e nella voglia di chiudersi in casa da soli al buio fino a quando anche l'ultima campanella abbia smesso di tintinnare, c'è l'altra, gioiosa faccia della medaglia: è anche il primo Natale con Pietro.
Insomma, fuori uno, dentro un altro, ci siamo compensati.
Nel dubbio e nell'attesa che il piccolo Pietro sia abbastanza grande da portare il Bambino Gesù fino al presepe, vi faccio gli auguri.
E non mangiate troppo, che poi vi sentite male.
Ci sentiamo quando ci saremo lasciati alle spalle questa follia collettiva del Natale.
Ve l'ho detto con una canzone, l'unica in cui mi sono identificata, al posto del solito Frank Sinatra.
E non è una canzone qualunque, ma la canzone vincitrice del Premio De Andrè 2008, sia per la categoria miglior autore, che per quella miglior interprete.

xoxo

lunedì 20 dicembre 2010

Nanetti random

Sarà che l'anno in cui sono venuta alla luce è ricordato soprattutto per quella che fu la nevicata più incredibile del secolo ventesimo, sarà che siamo gente fredda, sarà che a Firenze non c'è il mare, ma la neve è ancora capace di emozionarmi.
Sarà anche che io in questi giorni di caos in cui la
mia città è stata messa in ginocchio non avevo relativamente una beneamata mazza da fare,inoltre casa mia dista un quarto d'ora a piedi dal Cupolone, motivo per cui ho potuto concedermi il lusso di lasciare la macchina lì dove l'avevo parcheggiata il giorno prima, ho messo ai piedi i miei moon boot pelosi (sì proprio quelli) e, imbracciato un ombrello di taglia media, me ne sono uscita nella bufera, andandomene a scorazzare per il centro a godermi uno spettacolo che mi era solo stato tramandato nei ricordi, sentendomi un po' come quando l'Italia ha vinto i mondiali nel 2006, protagonista della seconda possibilità, felice di poter dire finalmente io c'ero.
Firenze under the great snow anche quest'anno quindi, e la neve, giura qualcuno, pare abbia superato i livelli di venticinque anni fa. L'avessi posseduto, sarei andata anche io a fare snowboard a piazzale Michelangelo. In compenso mi sono regalata un pupazzo di neve e la gran soddisfazione di fare l'angelo nel vialetto di casa di Samu, che quando ci ricapita.
Ho scattato poche foto, ma chissene, ho preferito vivermi il momento, se permettete.
Ah, dimenticavo, menzione speciale al piccolo Pietro che pare abbia det
to la sua prima parola.
Ha detto un "babbo", un po' storpiacciato certo, e del tutto inconsapevole di cosa andasse farneticando, ma son stati tutti molto orgoglioni, soprattutto mio cognato.
Ovviamente ora è tutto un rincoglionire Pietro con "baaaabbbbboBBBBB!!BAAAAbbbbOOOOBBBBBBBAAAbbbooo!"
detto un po bbbbb, con la bazza all'infuori insomma. Chissà perchè lui non ripete e ci guarda perplesso.
Penserà che siamo tutti scemi.



martedì 14 dicembre 2010

Eppy bordei PiSBy!!!!

Oggi, mentre si son decise le sorti di questa Italia sempre più alla deriva, cade giusto giusto un anno da quando ho deciso di lanciarmi nell'avventura di quello che sarebbe diventato il mio terzo blog.
Avere un blog oggi è di moda, soprattutto se a trattare di moda è proprio il blog stesso.
Io sono felice di riferire che un anno dopo non
ho ancora deciso che direzione prendere, ma quei pochi che ogni tanto passano di qua e mi dimostrano il loro affetto sembrano comunque apprezzare il mio piccolo mondo.
Non mi ha portato fortuna, non ne stavo cercando se proprio devo essere sincera, ma ho conosciuto tante persone a cui credo pure di essermi affezionata.
Cosa mi ha spinto a fare questa pazzia?
Quel pomeriggio, circa un anno fa, mia sorella Chiara e Pietro, che non sapevamo, per volere di mia sorella, se chiamarlo Pietro o Teresa e che era poco più di un fagiolino che nuotava nella sua pancia, ma aveva cominciato a dare i primi calcettini (impercettibili come un tic!), si erano presentati a casa nostra con la ricetta d
egli omini di biscotto.
Era un pomeriggio come tanti a casa mia, il Natale si stava avvicinando, ci dicevamo "ci pensi l'anno prossimo, avremo un nipotino?!" , papà leggeva il giornale in cucina pur osservandoci curioso, mamma si era messa a fare degli angioletti di pasta di sale che aveva visto su una rivista, ci eravamo accorti che il gingerbread ha lo stesso sapore dei biscotti che vendono all'Ikea.
Eravamo felici. Chi ci pensava che di lì a poco sarebbe andato tutto a rotoli?
Davanti a me, una manciata di esami e soprattutto uno stage in un importante studio di architettura, di cui andavo orgogliosa perchè ero riuscita ad ottenerlo con le mie forze e, per quanto ne sapevo allora, con l'adrenalina dell'avventura che sta per cominciare, avrebbe potuto portarmi da qualunque parte.
Volevo urlare al mondo che per me la
vita era in discesa.
Avevo voglia di festeggiare di addobbare, di fare gli omini di biscotto. Riempii in pochi giorni il mio blog appena nato con le immagini di una splendida Firenze innevata, non come quest'anno che ho litigato con il Natale e le luci in centro mi mettono una gran tristezza per non dire addirittura il nervoso.
(L'albero, alla fine l'ho fatto lo stesso, a metà ha chiamato Samu e io mi sono messa a piangere, poi ho scoperto che anche le mie sorelle hanno pianto facendo il loro albero).
Comunque sia, andando al sodo, Pensieri in Stand by compie un anno e , detto in confidenza, è stato proprio un anno di merda (excuse my French), questo
, in barba a chi dice anno bisesto anno funesto. Questo duemiladieci avevo provato tante volte ad immaginarmelo, vi avevo detto tempo fa, ma francamente nelle mie rosee previsioni mi vedevo a Cuba a gestire un bar (è una lunga storia, poi magari ve la racconto) e non..non..non come ora.
Grazie comunque ai miei 54 followers, più i 14 di bloglovin (in cui non mi riesco più a loggare perchè ho perso la password).
Vorrei dirvi che ho delle sorprese per voi, però se avessi più tempo renderei almeno questo posto un posto migliore.
Concludo, segnalando tra gli avvisi, che domani sera mi troverete, dalle 8 in poi, da Societè Anonyme, in via Niccolini, angolo via della Mattonaia, per il Robot Panettone Party, una festa a tema dove lo scopo del gioco par essere farsi fotografare con in testa la scatola del panettone trasformata in elmetto per l'occasione.
Simpatico, no?


martedì 7 dicembre 2010

Lomoepilogo

Vi avevo raccontato, un po' di tempo fa, di quella volta che ero tutta elettrizzata per quel Lomo Contest, ansiosa di provare per la prima volta quella mini macchinetta a pellicola, chiamata con il nome della dea della caccia, che da molto, troppo, tempo se ne stava tutta sola su una mensola a prendere la polvere.
Dodici scatti per documentare la mia idea della vita notturna, in palio una bella Freitag, agognata che nemmeno una Mulberry.
Insomma, una cosa TIPO MOLTO ME, come ho sentito dire a quella stupida bionda nel film di Woody Allen che ho visto al cinema sabato sera (carino, andatelo a vedere!).
Il concorso in realtà ha avuto un po' di intoppi, nel senso che qualche problemino tecnico random ha impedito il totale rispetto della tabella di marcia da parte degli organizzatori.
Da qui si è scatenato il caos qb.
In tutto questo, siccome sono una fulminata e ci ho messo del mio, ho tenuto d'occhio il sito sbagliato nella trepidante attesa della pubblicazione delle foto, momento in cui avrei spammato tutti forever in modo da provare almeno a procacciarmi i voti necessari alla vincita della suddetta borsa.
Purtroppo le foto sono state pubblicate da un'altra parte e votate senza che io me ne accorgessi. E si sa, in certi casi, che se non spammi e non ti fai votare anche dal gatto della suocera del collega di tuo cognato, non sei nessuno, non che avessi chissà quale illusione intendiamoci
, ma tentar non nuoce.
Peccato, non era solo una questione di borse, voi che già malignate che noi donne pensiamo solo alle borse (pensiamo anche alle scarpe se è per questo!), volevo capire il potenziale di questa prima volta con la Diana F+.
Non ne esco vincitrice, ma sono comunque soddisfatta del lavoro compiuto in quel vagabondo venerdì sera passato in giro per locali con quelle burlone delle mie amiche
(una casualità, che ultimamente le nostre serate si dividono tra il lavoro ai ferri e delle gran tisane), nonchè per l'occasione mie muse. Non posso non constatare che la vera toy camera analogica non potrà mai essere sostituita da nessuna app, nemmeno se ti promette l'alta risoluzione.
Ora, non ho capito bene se la premiazione è il 15 o il 16 di dicembre da Societè Anonyme in occasione di una festicciuola natalizia dal nome insolito, di cui vi farò sapere, però mi par di aver capito che le immagini a seguire, assieme a quelle degli altri partecipanti, verranno proiettate nel corso della serata.
Son soddisfazioni.


Le altre foto potete vederle qui, ma solo se avete il Faccialibro.





lunedì 6 dicembre 2010

Festicciuole

Non appena avrò racimolato qualche foto che attesti la mia presenza e quanto ero figa al party di Luisa, e pure quanto lo era mia sorella Giulia, potrò raccontarvi dell'evento, che poi non c'è molto da raccontare, se si escludono le peripezie per arrivare dalla Signora Luisa, tipo il filo del little black dress di mia sorella che decide di impigliarsi alla spianatoia della pasta fatta in casa giusto 5 minuti prima di uscire, uno di quei simpatici imprevisti che ti fa bestemmiare in esperanto.
Quanto alla festa vera e propria erano tutti strafichi e super cool, il negozio pure era strafico come sempre, non ho scattato neanche una foto in croce, tanto ero presa a far comunella con le mi
e amiche bloggerz con cui ho riso e chiacchierato di gusto fino a far chiusura (ovvero quando un tizio nerboruto con l'auricolare ci ha invitate ad andare verso l'uscita e sarebbe stato controproducente contraddirlo). Che dire, queste cenerentolate mi piacciono da pazzi. Ci si sbraccia per una sera e ci si mette il tacco dodici, si sgranocchia del finger food come se non si fosse fatto altro nella vita e ci si guarda intorno con una flute di prosecco in mano, conversando amabilmente con gente stimolante e simpatica e spendendosi in fragorose risate con la testa rovesciata all'indietro. Poi, finita la festa, dietro il primo angolo, via i tacchi e di corsa al freddo verso Yaris blu che, a dispetto della sua giovane età, è già pronta per lo sfasciacarrozze.
Ecco, ora che ci penso una foto l'ho trovata, grazie chiunque tu sia che l'hai scattata, grazie Irene, l'ho rubata dal tuo blog (da consultare per more info, ci sono anche tutte le simpatiche nuove e vecchie conoscenze con cui ho trascorso quelle ore di sollazzo e che adesso mi fa troppa fatica linkare):

(Io sono la seconda da sinistra, o la terza da destra, come preferite, indosso un vestito di zara e una cintura in vita original from the 80's di mia sorella Giulia, le calze di Calzedonia e un paio di scarpe di See by Chloè che non ti dico, ma non ti dico davvero perchè, sfiga, nella foto non son venute, in compagnia di Irene e di due simpatiche sue lettrici)


Vi ricordo che avete tempo fino a mercoledì per partecipare al contest su Polyvore, capissi come funziona lo farei anche io.

Dal prossimo post giuro che la smetto con tutta 'sta mondanità e torno ad essere la sfigata di sempre.

mercoledì 1 dicembre 2010

LUISAVIAROMA.COM + Polyvore | The Style Guide Challenge

Polyvore, piattaforma web ampiamente conosciuta e utilizzata da tutti coloro che vogliano comporre i propri look virtuali, potendo disporre infatti di una vasta gamma di prodotti appartenenti ai marchi più rinomati, sbarca finalmente in Europa.
In occasione del lancio ufficiale, in collaborazione con Luisa Via Roma, è stato indetto un contest.
Per poter partecipare bisogna creare un set servendosi dell'editor che troverete in fondo a questo post e seguendo la style guide di Luisa: cocktail Hour, cool street style, dancing 'til dawn, first date and/or work wear, con la possibilità di attingere ai prodotti in catalogo su Luisaviaroma.com.
Quel fortunello del vincitore oltre a beccarsi un buono di 500 euro (gift card, dovevo dire gift card!) spendibile sul negozio online del concept store delle meraviglie, potrà volare nella mia bellissima Firenze, soggiornandovi dal 7 al 9 gennaio e quindi partecipando con l'invito nel taschino al party finale della seconda edizione di Firenze 4ever is magic, rischiando peraltro di conoscere blogger famosi o comunque personaggi interessanti e piacevoli.
Insomma il mio caloroso consiglio è quello di tentare la fortuna, che non si sa mai, avete tempo da oggi fino all'8 dicembre.
Io ovviamente ci ho già investito qualche ora, avendo così un'altra ottima ragione per non studiare.
(Inoltre passo e chiudo che non ho una cippalippa da mettermi per l'esclusivo cocktail party di venerdì sera e qui il tempo stringe).

Vi bacio e vi abbraccio.







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