venerdì 27 gennaio 2012

Amarezza di fine gennaio, un racconto di Paola Granieri


"Cxxxo! Adesso basta!". Così è cominciata la mia rivoluzione - rivoluzione con i doppi vetri avrebbero cantato i Verlaine - poco più di una decina di giorni fa. I pugni sul tavolo, le punte dei capelli talmente sfibrate da star quasi cambiando colore, ho infilato una foto di Ambra Angiolini nell'Iphone, una di Alexa Chung ed una mia foto, anche e poi ho marciato decisa fino in fondo alla strada, da Ema, il mio parrucchiere.
Taglia, taglia tutto, gli ho detto dopo un breve momento di esitazione, basta non ne posso più. Era il cambiamento, la rivoluzione. Alla fine me li ha fatti un po' troppo corti, ma non mi sento male, non mi sento persa e orribile come quando mi sono tagliata i rasta. Non aspetto impaziente che ricrescano, non troppo almeno.
Tagliarsi i capelli coincide con la presa di coscienza, dicono. E infatti è stata un'esplosione: l'idea geniale per il mio progetto di tesi, il taglio di capelli, una proposta molto interessante che mi è venuto subito voglia di accettare. La vita in discesa, l'aspettativa. La spinta per finirla subito e una volta per tutte questa università e voltare pagina, che abbiamo l'ansia sociale sul groppone. Noi, gli sfigati che si laureano a 28 anni.
Eppure come Icaro, forse, ho voluto avvicinarmi troppo a questo sole bollente che illuminava le mie nuove giornate, non lo so. Avevo comunque fatto in modo di parlare a bassa voce, usando molti forse nelle mie frasi, che non si sa mai, che se qualcosa è troppo bello per essere vero probabilmente lo è.
E così sono caduta dal cielo, ma mi sono fatta meno male di altre volte. Non vi starò ad annoiare sulle supercazzole del mio relatore che mi ha fatto capire che no, tra 15 giorni non è il caso di presentarsi davanti alla commissione, che così cade tutto il castello di sabbia e una consapevolezza: non ce la farò a laurearmi per il mio ventisettesimo compleanno.
Sfigata. Sfigata con ottime ragioni, ma sfigata comunque.
E così è tempo di valutazioni e ridimensionamenti.
Intanto, ho scritto ieri pomeriggio su Facebook, comincio da un bombolone al cioccolato dal Querci, la pasticceria della Rifredi Bene.
Oggi mi tratto bene, oggi esagero, me ne dia due di bomboloni, ho detto alla pasticcera. Ma quella scema, con tutto il rispetto per chi sta al banco di una pasticceria, me li ha dati alla marmellata di more ed io purtroppo me ne sono accorta solo una volta a casa, con la tisana già pronta e la televisione accesa a caso su Barbara D'Urso che parlava, con la sua solita contrizione, del naufragio della Costa Concordia.
Che rabbia! Odio ingrassare con cose che non mi piacciono. La D'Urso poi, come poteva non darmi ai nervi!? Doveva essere il mio momento di riscatto la mia coccola, il mio dirmi spesso le cose non vanno così, ma abbi fiducia, perditi in quella sublime crema di cioccolato fondente, ma poi alzati, rimboccati le mani e vai avanti, che qui non c'è tempo da perdere.
Con un lieve mal di testa, rassegnata, mi sono messa su Illustrator a ricalcare una cartina politica dell Africa.
Mi è tornata in mente una certa professoressa Casalini delle medie, che insegnava storia e geografia. Voleva che tutte le settimane ricalcassimo le cartine fisiche e politiche con la carta da lucido e le appiccicassimo sul nostro quadernone. Una bella donna, sembrava un po' Maria Teresa Ruta. Portava gli occhialetti da professoressa, ma vestiva giovanile. Era magra.
"Cos'è questo il Macchu Picchu!?" diceva, se non avevi evidenziato per bene un fiume o una catena montuosa. Con mio grande stupore anni dopo ho scoperto che il Macchu Picchu esisteva davvero.
E' che mi sforzo di dire non me ne frega niente, ma la verità è che me ne frega eccome. Io quel 110 e lode lo voglio. E non me la sento di presentarmi davanti ad una commissione senza sapere quantomeno che io ho fatto tutto quello che potevo fare.
Solo così idealmente potrò accettare un voto più basso: con la coscienza a posto.
Eppure ci sono cose che contano di più della gloria, dello sbarcare il lunario.
Quello a cui tengo è avere il lusso di fare quello che sto facendo adesso, pensavo, mollata la cartina e corsa in farmacia a comprare un moment act e poi alla coop, comprare le cipolle per la zuppa alla francese, con i crostini di formaggio fuso, il brodo che vabbè è liofilizzato, ma è buona lo stesso, bere la coca cola e guardare le iene sul divano con Samu.
Pietro, che mi corre incontro e mi si butta addosso e mi da i baci. Un amore così gratuito che il cuore si scioglie, che non ti serve altro. "Bacio, tzia Pala.." mi dice e ci abbracciamo fortissimo.
E allora perchè il mio cuore e la mia ambizione non vanno di pari passo?

mercoledì 18 gennaio 2012

Un giorno con MBT

Eravamo rimasti che Chiara, la responsabile digital PR per MBT, mi aveva contattata un po' di tempo fa per passare una giornata insieme e testare un paio di MBT e che io avevo accettato con buona dose di entusiasmo.
Ci eravamo inoltre lasciati con un dubbio atavico e cioè su quale paio sarebbe dovuta ricadere la mia scelta, se una vera e propria sneaker o qualcosa di più casual.
In questo è stata provvidenziale Katiuscia, la direttrice del negozio, che saputo guidarmi con grande competenza alla ricerca del paio che facesse al caso mio.


Dovete sapere che un paio di MBT non lo si sceglie in base all'aspetto estetico. O almeno, non solo.
C'è tutto un mondo dietro, che io personalmente ho scoperto grazie a Katiuscia e che spero di riuscire a spiegarvi altrettanto bene.
La calzatura MBT si caratterizza per la suola basculante capace di creare una situazione di instabilità che il corpo fisiologicamente cerca di correggere. In questo modo vengono messi in moto i muscoli delle gambe, i glutei e, salendo su, gli addominali che restano contratti e i muscoli della fascia lombare che ne escono rafforzati regalando benefici anche alla postura e al mal di schiena.
Attenzione però, non è che ve le mettete e..puff! Vi cresce il culo di Belen Rodriguez, così, solo per la buona volontà. Tutto quello che vi ho raccontato sopra avviene solo se si fa un corretto utilizzo di queste scarpe "magiche" e, soprattutto, se lo si fa con costanza. Ecco perchè te le vendono con un vero e proprio libretto di istruzioni, che detto così sembra complicato, ma fondamentalmente ci sono poche di semplici regole da seguire.



Le MBT si provano tutte e due insieme. Solo così se ne può testare appieno il tipo di suola, io che pensavo ce ne fosse solo una e invece ce ne sono diversi tipi, ma tutte in grado di dare gli stessi benefici. Sta a voi trovare quella giusta.

La camminata. Si parte poggiando il tallone e rullando fino in punta, passo dopo passo. Testa alta, spalle dritte, guardando davanti a se'. L'impressione sarà quella di camminare sulla sabbia. MBT è una scarpa per camminare, ed è proprio camminando che se ne sfruttano al massimo le potenzialità. Nota bene, non ci si corre sulle MBT, non sono scarpe da running, si cammina e basta (ripetere come mantra). Possono sì essere utilizzate per fare sport, ma non sono necessariamente adatte a tutti i tipi di esercizio. Basta saperle sfruttare a proprio vantaggio. Il trucco? Usatele il più possibile, quando andate a fare la spesa, quando andate a fare shopping, nel tragitto da casa vosta a quella del vostro fidanzato, alla palestra/piscina. Mettete dei vestiti comodi, le cuffie dell'ipod nelle orecchie e attraversate la città a piedi.





In posizione ferma. Gambe leggermente aperte nella stessa misura della larghezza del bacino schiena dritta, addominale contratto e compagnia bella, si deve cercare di mantenere il peso nella posizione centrale della suola. Questo le rende ottime anche per attività che prevedono lo stare in piedi per molte ore. Niente piedi doloranti e niente mal di schiena perchè saremo costretti ad assumere una postura corretta, scaricando il peso del nostro corpo nei punti giusti. Cose da NON fare: buttare tutto il peso all'indietro adagiandosi sui talloni oppure tutto in avanti, che a quel punto tanto vale mettervi un paio di ciabatte di gomma.



Per me il criterio di scelta è stato "che utilizzo ne voglio fare?". Mi interessava il lato sportivo della faccenda e quindi ho lasciato perdere i modelli più casual fin quasi dall'inizio, pur avendone provati un paio, optando per una scarpa che potessi utilizzare volendo in palestra (se mai deciderò di iscrivermi) ma anche per lunghe passeggiate (la cosa che mi ha intrigata di più). Ecco perchè stavo per scegliere una scarpa con una nuova suola in fibra di vetro, antiscivolo, in gore - tex e quindi impermeabile, perfetta per l'outdoor, ma meno per l'indoor. Ho optato infine per questo modello qui, sempre in gore - tex, perchè mi piaceva l'idea che fosse impermeabile, ma con una suola adatta anche ad interni.




E così la nostra squadra si è avviata verso Pitti, composta dalla dolcissima Chiara di cui vi ho parlato sopra, Claudia, la responsabile marketing di MBT, che si è rivelata essere davvero gentile e alla mano, gli amici blogger di sempre Francesco e Irene e l'abilissimo videomaker Mario, che ci ha seguiti come un'ombra per tutto il giorno, documentando tutto nel video che vedrete qui sotto.
Tutti rigorosamente muniti di MBT ai piedi, inutile a dirlo.





Abbiamo girato, conosciuto persone, parlato con Herbert Kristler, general manager MBT Italia, persona squisita, a cui abbiamo potuto porre alcune domande, la cui risposta potete ascoltarla nel video, a cui vi lascio perchè ho parlato anche troppo.
(Il video è davvero carino, anche se io ho dei seri problemi a rivedermi, ma è un mio problema e di "c'è cioè, l'impressione è stata positivisssssssima.." ma non fateci caso, ve ne prego, un po' di pietà, posare davanti ad un obbiettivo mi fa questo effetto, mi sento davvero imbullettata e se così non fosse stato forse oggi forse non sarei qui, ma a bollywood, chissà)



Prima di lasciarci le mie conclusioni. Se a primo impatto "salire" su un paio di MBT mi è sembrata una cosa faticosissima (però è vero che i muscoli lavorano allora!), ma lo attribuisco al fatto che ultimamente ciondolo in pigiama dalla cucina al divano alla mia scrivania al letto, diciamo che dopo un po' la cosa è diventata assai più naturale, allorchè ci avevo preso un po' di confidenza. Tornata a casa però, nonostante provassi una fisiologica sensazione di stanchezza dovuta più che altro all'aver passato l'intera giornata in giro, non ho sentito quel bisogno di calciare via le scarpe, anzi, mi sono seduta e goduta la sensazione del mio piede avvolto in una forma morbida e fatta apposta per lui. Da allora, a distanza di un paio di settimane, ogni momento è stato buono per indossare le mie MBT. Nel momento in cui devo muovermi a piedi non posso fare a meno di approfittarne, tanto che mi sono ripromessa, non appena sarò più libera di uscire ogni tanto a fare "walking" attività più adatta a me, che ho sempre odiato correre dal profondo del cuore. Ci risentiamo quest'estate, alla vigilia della prova costume.

Un grazie speciale a Irene, a cui, come sempre ho rubato le foto.

domenica 8 gennaio 2012

La scimmia della mattina dopo

Paranoia a secchiate che scivola via dopo il secondo mojito. Siamo fescion abbastanza con i nostri vestitini rosa svolazzanti, la gente ci fotografa, noi fotografiamo la gente, la gente ci fotografa mentre fotografiamo la gente, noi fotografiamo la gente che fotografa la gente. Che ansia. Meno male c'è l'open bar.
Champagne, appetizers, risate. Cappottini per tutti.
Quella blogger che si photoshoppa il doppio mento, è ufficiale. Wannabe tra i wannabes. Vestita cheappissima, ma con l'it di stagione, che mai più senza.
I blogger che contano, dall'aria così cool, splendidi nel vestito di Cavalli, se ne stanno in un angolo e fanno lo sport che non se ne accorgono che li stai fotografando.
Bryan Boy e la sua superbanda fanno casino per tutti, in compenso. Che siano sbronzi o no, fanno i peggio schetch, ridono, tengono un volume pericolosamente alto, si fotografano, instagrammano, twittano. Se non shari il tuo amore è come se non fossi mai esistito, al tempo del 2.0 nessuno si ricorderà di te.
Balli, gente che se la crede, gente simpatica, gente che non lo diresti mai che si scatena, scomposta.
Ad un certo punto chiedo a Angie (al secolo Angelo Tropea) con fare cameratesco: "Hey, ma si sa qualcosa dell'after party?". No, non lo sa. Peccato.
Via, traballanti sui nostri plateau nella fredda notte di Firenze, si torna alla zucca, si torna a casa.
Non c'è posto come casa, battiamo i tacchi non solo per il freddo, che nel regno di Oz ci siamo rimaste anche troppo.
Sveglia con gran mal di testa, scavando alla ricerca della scarpetta di cristallo - la pretesa che tutto questo avrà un senso, il mattino seguente; le preoccupazioni da non dare a mia madre - ma anche no.
Rimangono solo i nostri sorrisi appiccicati con lo sputo ad instagrammate senza pretese. Share the love.


venerdì 6 gennaio 2012

Appuntamenti da blogger

Dovevo andare 3 giorni in cima ad un cucuzzolo con gli scout, al freddo e sotto la pioggia, a cantare con la chitarra e a fare quelle cose che tutti si chiedono uno faccia quando va agli scout, tipo pregare in coro e far del bene alle vecchiette. Ma nulla da fare, i miei ragazzi sono malaterrimi, sono caduti uno dopo l'altro andando ad arricchire un nefasto bollettino di guerra. Non vi dico la cocente delusione, io che li amo come fossero figli miei! Ma non mi starò a dilungare in supercazzole sullo scautismo che non gliene frega una cippalippa a nessuno, procediamo su come occuperò questi giorni in cui avrei dovuto purificare la mia anima e disintossicarmi dal male di facebook del cosiddetto social living duepuntozero.
Al via la settimana più FESCION della movida fiorentina, Pitti: eventi sociali in cui bere champagne accompagnado la cosa a risa fragorose in cui getto la testa all'indietro, a cui non vedo l'ora di portare le mie chiappe e soprattutto le mie Lita nuove che sennò me le metto solo in casa per studiare e per vedere come stanno bene sotto quei pantaloni a palazzo.

Gli appuntamenti salienti che mi vedono coinvolta saranno principalmente due, senza contare la caccia selvaggia agli inviti di tutto ciò che capita sottomano. Comunque.

1) 7 gennaio.Pink Carpet Party. Luisa Via Roma: guarda quanto sono supergiusta!
Ce l'ho l'invito, ma sembrava dovessi declinarlo causa cucuzzolo di cui sopra. Il magico cartoncino rosa l'ho dato in gestione alle mie colleghe di TLDIF, mi verrà riconsegnato un momento prima di entrare. Ecco perchè non vi mostrerò la foto, che, detto tra me e voi non mi sono nemmeno presa la briga di fare. Qui ci sono questioni di massimi sistemi da risolvere, che avevo bellamente ignorato fino a questo momento. Tipo che pink significa rosa. Io non possiedo NULLA di rosa. Cazzo mi metto? Non ho nemmeno una it bag! Delle it shoes! Un dress e dei pants, cazzo! Tutto in divenire, tanto comunque vada arriverò lì e mi sentirò una cozza. L'unica certezza è la boccetta pressochè intonsa di Rose Confidentiel che almeno troverà ragione d'essere oltre a quella di decorare il mobiletto bianco dove ho disposto in ordine cromatico tutti gli smalti chanel che possiedo, dove peraltro trovo che ci stia molto bene. Volendo di rosa ho anche il Riviera, il Miami Peach (troppo aranciato però) e il Tendresse.
Ma secondo voi Pink carpet significa davvero che ci si deve vestire di rosa? O il pink carpet è una sorta di nuova versione del red carpet e quindi si deve essere figa e se mi vesto di rosa passo per la sfigata che ha capito che ci si deve vestire di rosa? AIUTO!!!!


2) 11 gennaio.Pitti, con MBT. Avete presente quelle scarpe con la suola curva..si dai, quelle che rassodano il culo, stavo per dire al telefono a Chiara (ma mi sono fermata giusto un istante prima di dire culo, non è carino dire culo al telefono con una sconosciuta che si dimostra così gentile con te), la responsabile per la comunicazione per MBT, che mi ha contattata per sapere se avevo voglia di passare una mattinata con loro. Chiaro che sì, è stata la mia risposta e posso anche tenermi le scarpe, che mi faranno comodissimo, dato che sono studiate non solo per far lavorare i muscoli, ma anche per correggere i problemi di postura, il top per me, che sto sempre gobba come un gufo. Fondamentalmente ci si ritrova con Chiara e altre blogger (non so ancora chi, qualcuna di voi è stata contattata?) nel monomarca, scegliamo un paio di scarpe e si vola a Pitti a fare un giro per la fiera e a testarne le potenzialità. Ora il dubbio atavico è su quale paio scegliere. Se un paio casual o uno smaccatamente sneaker, verso il quale sono più propensa, visto che mi mancano.

Insomma, stay tuned. Vi lascio, che devo andare a fare a cazzotti con tutti i peggio hipster di Firenze per prendere gli inviti della festa di Vice.

martedì 3 gennaio 2012

Manco il titolo aveva, questo post, in ogni caso buon anno

Non ho fatto a tempo a pubblicare la lettera a Babbo Natale, e nemmeno a farvi gli auguri di Buon Anno perché quel maledetto bastardo del mio macbook pro mi sta abbandonando. C’ha grossa grisi e lo odio come si odia un fidanzato fedifrago, ma comunque mai quanto odierei un pc. Lasciamo stare che sono incazzata come un’ape che in un momento più del cazzo come questo che sto facendo la tesi non poteva succedere. Anyway.

Ad ogni modo siam qui, nel 2012 e, dice, finisce il mondo.

Gente che racconta (per finta) di come un’epidemia ci sterminerà e io (che per davvero) alla radio sento di uno in Cina che è morto per la mutazione del virus dell’aviaria e moriremo tutti e ipocondria e ansia e angoscia a piovere che la si spala come neve sul vialetto.

Ecco perché, alla faccia della grisi il mio proposito per il duemiladodici è godermela come se (forse) non ci fosse domani. Dal 2013 si tira un sospirone di sollievo e si diventa seri, ci si sbatte per il posto fisso e si mette su famiglia.

Intanto, che non ve ne può fregà de meno, con tanto di didascalie e immagini ad alta risoluzione, vi lascio il bottino natalizio. Non è andata male, diciamocelo, Babbo Natale deve aver capito che ho fatto la brava.

Scusate il post chilometrico, gli incisi e le virgole. Ma il continuo dover rispettare la teoria della piramide inversa e la sintesi sul web mi sta mandando fuori di testa.

Ah, e qui concludo, ma lasciatemela fare, abbiate pazienza, questa battutona che è da stanotte che ci penso: com’è andato Capodanno? Non un granchè? Tranquilli, l’anno prossimo vedrete che sarà la fine del mondo!

Ora vado a nascondermi nel mio angolino, in ginocchio sui ceci, grazie.


Una borsa, anzi una sporta. No, ma che dico, una shopper!



Mai più senza. Se non posso avere la sporta Celine bicolore, datemi una sporta Freitag bicolore, pardon, shopper. Il compromesso tra me e il mio fidanzato, che si rifiuta di regalarmi borse, apparte le Freitag, che piacciono anche a lui. Mi sento già più hipster nel periodo storico di abuso di questo termine. Meno male che Iddio di gemelli Freitag ce ne ha donati due, in modo che se succede qualcosa ce n’è uno di riserva. Mica come se muore Steve Jobs, che due mesi dopo il mac mette il lutto e t’abbandona (bastardo).

Un paio di scarpe sobrie




Ne avevamo parlato. Tanto. Ma qui s’è messo di mezzo il destino o, più precisamente, mia madre che deve aver proprio fatto suo il significato di: “no guarda, non me le comprare, davvero”. Dopo aver fatto il giro dei blog, hanno cominciato a fare capolino nelle vetrine di Firenze, diventando mainstream. Però che fai, dopo che la curiosità ti ha ucciso il gatto, non te le provi? Certo che sì. Per toglierti lo sfizio, s’intende, non te le compreresti mai. Noti che dopotutto ti donano (anzi ti fanno delle cosce chilometriche) ma dove cazzo vado? Sembro Lady Gaga! No mamma davvero, dammi i soldi anche quest’anno, preferisco. Pensi, fregandoti le mani, a quel taroccone della Celine visto su IOffer. La mamma però incontri per strada furtiva, si nasconde la busta dietro la schiena, mi avrà comprato un pigiama, mi ci voleva proprio, pensi. E poi invece ti sfodera a sorpresa da sotto l’albero una scatolona e le brillano gli occhi, l’aspettativa di farti felice. Tu sei perplessa, tua sorella è perplessa, il tuo fidanzato è perplesso ma non vuoi farla rimanere male. Cambierai solo il colore, perché ti piacevano nere e lei te le ha prese sul grigio. Una volta in negozio indugi su un paio di stringate, le Clark’s, un paio di Hunter blu navy. A febbraio compirai ventisette anni, sono rimasti pochi anni per permetterti un paio di scarpe così, le polacchine potrai metterle tutta la vita. Era destino che le avessi, l’occasione per te, le Lita e il vostro amore complicato, avevi scritto partecipando al giveaway sul blog della Carisi che poi non hai vinto. Vanno bene queste qui, dici al negoziante, e aggiungi alla tua lista di propositi quello di non romperti una gamba. Essì, ho un paio di Lita. Un ci si crede mica.

Trucchi e belletti





1)Non usavo l’ombretto dal 1998. Poi un giorno ho commesso l’errore di provare quello in crema di Chanel di mia sorella Giulia. Evidentemente facendomi un buono in profumeria si è accorta che mi era piaciuto. Non vi dico per trovarlo, ma ora è mio e quando mi faccio lo smokey eyes non sembra più che a truccarmi sia stato Pietro.

2) Sono in fissa sul rossetto rosso. Mi piace tantissimo anche se faccio delle smorfie orrende quando lo metto perché ho sempre paura che mi vada a finire sui denti. Questo di Chanel era proprio come lo cercavo. Rosso e opaco. Il top. Me lo sono regalato io, assieme alla matita nera presa ad un prezzaccio dal mio stockista di fiducia.

Voleva esserci anche la cipria, ma è un argomento lungo cercarla, dopo che mia sorella Chiara me ne ha regalata una suggerendomi comunque di fare un salto in profumeria a vedere. Si è aperto un mondo fatto di polveri, piumini e fondotinta che impalpabili e invisibili. Però, Samu che mi aspettava come un canino bastonato fuori della profumeria mi ha messo troppa ansia. Tornerò, ho detto alla commessa, te lo prometto.

Relax




Mio cognato Michele. Mitico. Un groupon nella piscina di un mega resort alle porte della città. Un giorno in piscina riscaldata, area tisane, zona relax, sauna e bagno turco tipo. Sconto sui massaggi. Già mi sento una persona migliore e poco mi importa se in costume d’inverno senza abbronzatura forse sembrerò un dugongo. Il miraggio dopo la laurea, la luce in fondo al tunnel, la prospettiva che mi spinge ad andare avanti.

Un libro




Vanni Santoni, Se fossi foco arderei Firenze. Vanni, che già lo avevo molto apprezzato ai tempi del romanzo prima “Gli interessi in comune” e con cui avevo scambiato anche un paio di inbox. Divorato ovviamwnte, c’è dentro tutta la FCC (Firenze Che Conta). Però non ve lo posso raccontare, accidenti. Leggetelo.

Una nipotina




Ma quella arriva a Giugno. Bella e pronta non ce l’avevano. Ce la devono fabbricare su misura. E ora a Pietro chi glielo dice che non la possiamo chiamare Giuseppe?

giovedì 8 dicembre 2011

Del Natale, di cose che succedono e di pacata rassegnazione


Lo so, lo so.
Sul blog scrivo sempre meno.

Non perchè sia particolarmente triste, ne' particolarmente felice.

Oggi poi, in questo Dicembre così poco piovoso mi sento addirittura serafica.

Sarà che anche se la vita fa di tutto per chiuderti la porta in faccia si cerca di fare come in quella scena di Up, quando Russel, il piccolo scout petulante, senza fare una piega mette il suo piedino paffuto contro lo stipite della porta costringendo il vecchio Carl Fredricksen suo malgrado ad ascoltarlo.
Vivo giornate frenetiche.
Mi divido tra la tesi (stringi i denti, la luce in fondo al tunnel è vicina!), il grande ritorno di fiamma della mia vita, il lusso che mi sono riconcessa dai tempi degli smalti di Chanel, ovvero sia il servizio scout di cui sono entusiasta e che considero il regalo più grande che mi sia stato fatto negli ultimi due anni e, dulcis in fundo, la mia collaborazione al progetto Te la do io Firenze! da cui sono sempre più assorbita e da cui sto imparando molto.

Non mi rimane molto tempo in più.
Ne va del blog, ma capitemi, se quando finito di farmi due palle così sulle teorie del gioco dei bambini e minchiate annesse ho voglia di alzare la testa dal mio macbook pro e vedere gggente e fare cose.

Per cui venitemi a trovare, dato che sarò più spesso lì, piuttosto che qui.

Che poi è quasi Natale e a me sentir parlare di Natale fa venire l'orticaria, dal giorno in cui il Natale me l'hanno rubato.
E' buffo, ho passato anni a lamentarmi di tutto il tran tran natalizio, il capitone, il fritto, il pesce, tu scendi dalle stelle e baciare il bambin Gesù, ma poi ho capito che quel che conta è essere tutti e tutti insieme.
Un giorno quel tutti insieme tornerà, ma per ora non posso continuare a fare a meno di chiedermi in certi giorni come sia curioso che papà, che pareva essere seduto nella sedia a capotavola fino a poco prima, ora è dentro la foto sul mobile, che sorride e tiene a braccetto mia sorella Chiara vestita da sposa, col velo, la felicità in mano e i capelli che però non le piacevano come erano venuti.

E sembra così strano, quel pomeriggio di due anni fa, quando Pietrino era un testone con due zampine attaccate che nuotava e si tuffava per ore e mezz'ore tutto il dì, mentre facevamo il gingerbread e gli omini di biscotto e mamma i suoi angioletti con la cannella.
Quello sì che era Natale. Era felicità, aspettativa, coscienza a posto, qualcosa che oggi è ricordo che scalda il cuore e che nonostante tutto è lì, intatto e prezioso, e nessuno me lo toglie.
Pietro, che ora si arrampica sulle poltrone e canta solo
tanti auguri a te e Vieni a ballare in Puglia, quella di Caparezza. Glielo abbiamo spiegato che a Natale nasce Gesù e viene Babbo Natale. Ha detto che vuole un polpo.
Ho un bel vestito, il little black dress della vita, come ho detto a certe mie amiche, a metà strada tra Carla Bruni e Audrey Hepburn. Me lo ha comprato Giulia.
Con molta, ma molta scaramanzia mi piace pensare che sia molto adatto anche alla discussione della tesi, con le calze bordeaux e le Chloè. E ho pure il cappotto nuovo, comprato alla svendita dell'ANT.
Lo faccio l'albero eh, quello con i lecca-lecca fatti di fimo, ma anche quello a casa, se trovo il tempo, con le palline di patchwork che Chiara ed io abbiamo fatto quando è andata a New York e ce le siamo divise. Sono passati quasi 10 anni. Lo faccio e ascolto Frank Sinatra, come tutti gli anni. Jingle Bells, New York, New York, The Way You Look Tonight, Santa Claus is Coming to Town.

Dopotutto, anche se non mi va mai bene, è tutto quello che ho.

giovedì 13 ottobre 2011

Canzoni di Ottobre - Uscite musicali interessanti e amazing


E' uscito da qualche giorno il nuovo disco di Dente e il caso vuole che oggi lo presenti alla Fnac della mia città, anche se ho da puntualizzare in realtà non è proprio nella mia città perchè io ho la spocchia addosso e considero Firenze solo una manciata di strade intorno al centro, oltre i confini di Rifredi è Suburbia e pertanto lo squallido centro commerciale ricco di annoiate casalinghe con l'unghia ricostruita non rientra nel mio concetto di città.
Detto questo amo Dente, anche se vederlo sul palco mi ha un po' sdegnata, ma non perchè non sia bravo.
Mi spiego, mi aspettavo un timidone, introverso, sensibile, in linea con le sue canzoni di non amore da cantautore degli anni Duemila.
Invece ha fatto lo splendido tutto il tempo.
Per carità è un figo e lo sa tantissimo e io in primis lo vorrei limonare, ma anche meno.
Comunque sia, oggi mi stiro i capelli e mi metto il vestito buono, che nel pomeriggio alle 18.30 alla Fnac ai Gigli non si sa mai, voglia di studiar saltami addosso.






Atra uscita, altra corsa.
V'ho fatto un capo così, con loro, gli A toys Orchestra.



Esce, dopo poco più di un anno, il seguito di Midnight Talks, Midnight ( R )evolution, ed è cosa buona e giusta, visto che io, quello prima non lo posso più ascoltare.
Non lo posso più ascoltare perchè si dà il caso che l'abbia comprato in una delle settimane più infami della mia vita, lasciandolo in rotazione continua nel lettore cd di Yaris.
Quelle musiche, seppur bellissime e sublimi, mi riportano inevitabilmente a quelle turpi atmosfere e mi vengono le lagrime agli occhi.
Per cui, se ho voglia di orchestra di giocattoli, mi rivolgo al ben più rassicurante Technicolor Dreams, che l'altro oramai lo posso pure cestinare.
Anche loro, il 18 ottobre, data di uscita dell'ellepì, alla FNAC. Ai Gigli. Campi Bisenzio. Alle 18.30.
Anche di loro mi limonerei il cantante, ma è fidanzato con la bassista, che peraltro è una gran figa.
Almeno quando Samu ed io andiamo ai loro concerti io guardo lui (tutto) e Samu guarda lei (di base il culo, e poi il resto).
Emmò beccatevi il video.

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